Se vogliamo scrivere una bella storia, allora dobbiamo guardare film e serie TV di bassa qualità e leggere cose stupide che utilizzano meccanismi narrativi semplicistici e banali.
Sembra un controsenso, vero? No, è che notare gli errori degli altri è più facile — se sei in grado di scovarli, ovviamente. Quindi se abbracciamo questa idea, l’ostacolo più grande sarebbe la poca voglia di buttare via del tempo in un’attività così poco stimolante.
Ma c’è una soluzione: i cartoni animati.
Puntate della lunghezza di 20 minuti che possono essere guardate mentre si è a tavola (sì, come da bambini!). E cosa c’è di meglio dei vecchi cartoni, quelli degli anni 80-90, dove addirittura alcuni erano di una superficialità da fare invidia, grazie a un adattamento assente e casuale?
Bene, ne ho visti un po’ ultimamente e ho riflettuto sull’utilità che offrono nel farci scrivere delle belle storie. Quando guardiamo uno di questi cartoni, il nostro cervello allenato cerca automaticamente i modelli narrativi, analizza le aspettative dei personaggi e la prevedibilità della trama e se qualcosa non corrisponde a ciò che ci aspettiamo, scatta la molla. Questo bombardamento continuo (fidatevi ce n'è tanto) si trasforma in un esercizio mentale che affina la nostra capacità di pensiero critico e di risoluzione dei problemi. Il nostro cervello scova le banalità, le neutralizza, le corregge e trova all’istante una soluzione narrativa più coerente e valida (un po’ come succede ai Beta lettori quando betano tanti romanzi, si allenano. Solo che lì il lavoro e le energie investite sono decisamente più grandi).
Inoltre, il ritorno ai cartoni animati diventa un tentativo di riconnettersi con una percezione più semplice e innocente del mondo. E sappiamo tutti che nella complessità della vita adulta, ritrovare il piacere di storie semplici può avere un effetto rilassante e terapeutico. Questo potrebbe creare anche un interessante contrasto tra l'analisi critica e l'esperienza emotiva di godere di storie che ci riportano alla semplicità dell'infanzia.
Molti di noi però, hanno un legame affettivo con certi cartoni, e rivederli da adulti potrebbe significare la distruzione di quel ricordo. “Ah, non era così bello come lo ricordavo”, “Mmh, questa scena è imbarazzante, mi vergogno a dire in giro di averla rivista”. Ma le cose non sono sempre così: tutto dipende da come guardiamo. Se ripeschiamo dentro di noi la fanciullezza, quel modo fresco di vedere le cose e torniamo a essere aperti e ad abbracciare le novità, potremmo apprezzare quelle vecchie storie in modo tutto nuovo. Non fa niente se il sogno si infrange. Se diamo un senso alla visione, potremmo anche (re)imparare lezioni di vita che avevamo dimenticato e guadagnare una nuova prospettiva sulle questioni importanti che quelle storie trattavano in modo infantile.
Le visioni che ho fatto, sono servite ad accelerare il mio senso critico e il mio modo di pensare per risolvere le situazioni che rappresentavano, e in alcuni casi ho addirittura riscoperto vecchie sensazioni, un amore per qualcosa che all’epoca meritava la mia fiducia: personaggi, luoghi ed emozioni che mi accompagnavano quotidianamente.
E così, dopo questa scorpacciata, mi sono ritrovato allenato, pronto per portare in tavola una storia nuova, forse un po’ banale, ma sicuramente densa di emozioni.
E voi? Guardate ancora i cartoni animati?