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L'infanzia senza la scrittura infantile (con racconto)

di Roberto C. Andreani · Estate 2023
Riflessioni



Come sarebbe stata l'infanzia se non ci fosse stata la scrittura infantile?

Immaginiamo un mondo senza scrittura per bambini. No, non un universo di analfabetismo, ma un mondo in cui non esiste proprio il genere letterario che noi definiamo 'per bambini'. Potrebbe sembrare strano, ma facciamo che sia così.

Quella magica, sognante, avventurosa realtà dei libri infantili – la fantasia di Alice nel paese delle meraviglie, le storie incantate di Harry Potter, l'insegnamento morale delle favole. Tutti questi magnifici mondi sarebbero stati off-limits. Rimossi, rimpiazzati da una realtà asciutta, da testi accademici, biografici e filosofici. Tutto molto utile e importante, ma non esattamente avvincente per un giovane cuore (o almeno non per tutti).

Mi colpisce questa idea, perché sento nel profondo l'importanza di leggere per emozioni e sensazioni. Io stesso mi ritrovo quasi mai a memorizzare le parole e le frasi. Mi aggrappo più all'essenza, al concetto e all'emozione che mi ha generato. È un'esperienza emotiva, che persiste per sempre, anche quando le parole vengono dimenticate.

Mi vedo lì, bambino, seduto accanto alla finestra con un libro sulla fisica quantistica. Forse ci sarebbero stati momenti in cui avrei potuto apprezzare la bellezza di un’equazione, la magnificenza del cosmo, l’immensità dei buchi neri… e in effetti ero affascinato da tutte queste cose sin dalle elementari, ma senza la scrittura infantile come sarei cresciuto? Avrei potuto immaginare gli atomi che compongono la mia pelle, l’intricata rete di vene e arterie che portano il mio sangue o il mio cuore. Ma le emozioni? Avrei davvero capito cosa è giusto e sbagliato, la sofferenza e la felicità?

Penso ai libri per bambini e all'umanità, ai personaggi e all’interiorità che nutrono le loro storie. Penso alle lezioni apprese, alle speranze alimentate, alle paure affrontate. Penso a come questi libri mi abbiano aiutato a capire il mondo, a esplorare i miei sentimenti e a scoprire le mie aspirazioni. Tutte queste esperienze avrebbero potuto essere ben diverse senza la scrittura per bambini.

Forse avrei ricordato di più i dettagli, i fatti e le date. Forse avrei potuto riportare a memoria le parole esatte dei testi e prendere bei voti a scuola! (Non i due e i quattro che mi ritrovavo…) La mia testa avrebbe avuto spazio per qualcosa di più sofisticato, ma la mia infanzia, sarebbe stata sicuramente di un altro colore.

Non sappiamo come sarebbe stato quel mondo, e in fondo non ci interessa, perché per fortuna abbiamo i libri per bambini, ma se non saremo noi a scriverli, prendiamoci almeno la briga di diffondere quelli che esistono già.



Quark, patatine e la doppia elica dell’amicizia
(racconto)


Albert passò il dito sui dorsi dei libri nello scaffale della cameretta. Ma dov’era? Il suo preferito stava sicuramente lì in mezzo, non lo vedeva mai, gli sarà passato davanti agli occhi venti volte. Spinse gli occhiali sul naso e si bloccò. Eccolo! Tirò via Quark, Quasar e Quantum: Il sistema subatomico nell'universo delle particelle. Era infilato tra Big Bang: astronomia di base e Viaggio nella genetica preistorica. Libri per principianti!

Doveva ricordarsi di toglierli da lì, o i suoi compagni di scuola avrebbero creduto che leggesse ancora quella roba.

Si posizionò davanti alla finestra aperta inondata di luce e sedette a gambe incrociate vicino al sacchetto di patatine. Aaah, aveva ragione la mamma: non c’era niente di meglio che una sana scorpacciata di fisica quantistica e patatine! Prima di andare a lezione avrebbe riletto tutto Il paradosso dell'entanglement quantistico: dalla superposizione allo spazio di Hilbert e poi sarebbe passato a Interazioni a quattro corpi e il problema dei tre corpi, i suoi capitoli preferiti, e tutto questo mentre mangiava le patatine!

Mmh… adocchiò il sacchetto con sospetto. Si sarebbe sporcato le mani e avrebbe unto il suo magnifico libro. Non poteva inzozzare un argomento così dotto come la meccanica quantistica, sebbene ci fossero prodotti chimici in grado di pulire il composto di cellulosa multistrato, trattato con tecniche di litografia multicolore, di cui era fatta la copertina. Ad ogni modo sempre meglio dell’antiquata tela dei libri romanzati.

Tela, mio Dio… tela!

Forse avrebbe dovuto prendere le pinze da cucina della mamma ed estrarre le patatine una ad una, così le pinze si sarebbero sporcate, ma le sue mani…

Annuì soddisfatto.

La testa di una bambina fece capolino dal davanzale. Aveva gli occhi azzurri e la bocca piegata in una smorfia. “Sai per caso che ore sono?” Si tirò più su e da sotto il mento le spuntò un libro con la copertina bordò.

Era una di quelle? Una sognatrice di storie che leggeva romanzi? Albert richiuse il suo libro d’istinto. “Ma, ma… chi sei?”

“Sono Emma, mi puoi dire che ore sono per favore?” Sporse la testa all’interno della cameretta e i suoi capelli castani spazzolarono il davanzale.

“Emma? Ma il tuo libro è… è… c-cosa stai facendo?” Albert puntò il tallone a terra e si lanciò indietro. Le patatine rimasero da sole lì davanti.

“Cerco l'orologio per guardare l’ora. Cos’ha il mio libro che non va? È un romanzo, tu sei uno di quelli fissati con la scienza?” Posò gli occhi sul sacchetto e spalancò la bocca. “Q-quelle sono le Crispy Charmz? L-le mangi?”

Albert si fiondò su di loro, Quark, Quasar e Quantum cadde a terra con un tonfo. Noo! Quella ragazzina gli aveva fatto pure cadere il libro, ma non avrebbe mangiato le sue patatine. Ritornò a posto e tirò su la copertina sgualcita. “Non mi interessa cosa sono, ma le mangerò di sicuro.”

Emma allungò una mano. “Se non sai cosa sono significa che non ti interessa neanche la sorpresa. Puoi darla a me?”

“Perché? Che sorpresa contengono?” Rigirò il sacchetto e la scritta Charmz ricoperta di un rosa metallizzato brillò. Era elegante, fatta di un pigmento di alluminio atomizzato e laminato. Più sotto ce n’era un'altra con caratteri a svolazzo: All'interno di ogni sacchetto di Crispy Charmz, troverete uno charm esclusivo per il vostro braccialetto.

“Che roba sono gli charm?”

La ragazzina posò il libro sul davanzale. “Sono piccoli ciondoli colorati per personalizzare i braccialetti. Certe volte hanno la forma di un animale carino, oppure puoi trovarci un simbolo di pace o un cuore.” Mostrò il braccio e fece tintinnare il braccialetto che aveva al polso dove erano appesi dei ciondoli di plastica. “Questi sono tutti Charm. Il bello è che puoi creare un braccialetto diverso da quello degli altri, così ce l’hai solo tu.”

Braccialetti… era proprio da sognatrice di storie! “Non mi interessano questi charm. Devo studiare prima di andare a lezione, ma se ripassi più tardi ti lascio la sorpresa sul davanzale.”

Emma sollevò il libro e lo agitò. “Non so se posso tornare, ho da fare in biblioteca ed è già tardi… perché non apri il sacchetto e me la dai subito?”

Albert arricciò il naso. “Perché non posso aprire le patatine fino a che non avrò finito di leggere e se devi andare in biblioteca è meglio che ti sbrighi, alle sedici e zero zero, chiude.”

Emma si sporse sul davanzale e rimase in bilico. “Hai paura che tua madre ti sgridi se le mangi prima di studiare?” Fece un sorriso e mostrò tutti i denti. Lo stava prendendo in giro.

“M-mia madre? Guarda che io sono indipendente! L’ho deciso io. Se apro le patatine mi sporco le mani e non posso rischiare di ungere il libro. È un libro importante, mica come il tuo.” Aveva dimenticato di non parlare male dei romanzi, sua madre glielo diceva sempre!

Emma ricadde indietro e afferrò quel coso dalla copertina di tela. “Perché? Non ti piace Lino Moon?”

Albert portò il suo sotto gli occhi. “Non l’ho mai sentito nominare.”

“È un ragazzino super intelligente che fa una scoperta incredibile.”

“Mmh, può essere anche intelligente, ma non credo che una storia inventata sia utile all’umanità quanto un libro di scienze.”

“Invece lo è. I romanzi ti immergono in situazioni che non conosci, così puoi imparare dagli altri, e poi… Lino Moon è troppo forte!” Fissò la copertina con occhi scintillanti e le spalle tirate indietro come se stesse trattenendo il respiro. “E invece il tuo? Di cosa parla?”

Albert lo voltò verso di lei. “Parla di oggetti astronomici e particelle elementari, ma non farti ingannare dalla parola elementare, è molto complicato. Il titolo è Quark, Quasar e Quantum: il sistema subatomico nell'universo delle particelle.”

Emma storse la bocca, appoggiò il gomito al davanzale e fece cadere la testa sulla mano. “Non sembra così interessante come dici. Sarebbe stato meglio se si fosse chiamato Quark, Quasar e Quantum: l'avventura subatomica di Alice nell'universo delle particelle. Hai qualcosa di meglio?”

Alice nell’universo delle particelle, non era un titolo adatto a un libro di scienze per adulti, però non male per essere stato formulato da una ragazzina che leggeva romanzi. “Forse per te non va bene, potresti provare con quelli per bambini: Big Bang: astronomia di base e Viaggio nella genetica preistorica, ma fossi in te non li farei vedere in giro, sono proprio per chi non sa nulla.”

Lei aggrottò le sopracciglia. “Mmh, saranno sicuramente interessanti, ma non mi attirano molto. Questi titoli non ti fanno venire voglia di leggerli, mentre dovrebbero costringerti a volerne sapere di più. Sarebbe stato meglio se si fossero chiamati Big Bang Bam-bino: giochiamo con l'astronomia o Dino-Adino: il viaggio preistorico nella genetica. Allora sì che li avrei letti.”

Albert rise. Che razza di titoli, chi li avrebbe mai comprati dei libri così? “Sono divertenti, ma immagino che i contenuti non siano appassionanti come quelli di scienze.” Diede due colpetti alla sua copertina bianca e lucida.

“Non è vero, i libri che raccontano storie possono essere molto appassionanti e se vuoi te lo dimostro.” Aprì la copertina di tela sul davanzale. “Se leggo un pezzo e ti piace così tanto da volerne sapere a tutti i costi, mi dai subito lo charm?”

Eccola che tornava alla carica. Non c’era pericolo che gli interessasse di quel Moon e qualcosa… ma meglio assecondarla, così se ne sarebbe andata e lui avrebbe fatto in tempo a immergersi nella sua amata scienza… con patatine! “Va bene, proviamo, ma se non ci riesci, mi lasci finire di leggere.” Al limite avrebbe imbrogliato fingendosi disinteressato, non poteva fare tardi a lezione.

Emma si diede uno schiaffetto sulla guancia. “Bene allora, sono pronta.” Puntò gli occhi tra le pagine e aggrottò la fronte. I suoi capelli scivolarono in avanti e il sole disegnò delle strane ombre sul pavimento.

Si schiarì la voce. “Cammino lungo il sentiero, ho un po’ paura, ma ripenso a quello che mi ha detto la nonna: ‘Lino Moooon,’ sussurrò, ‘ricorda che non c'è nulla di certo fino a quando non lo vediamo coi nostri occhi.’ Faccio qualche passo sotto il bagliore argentato della luna. Il chiarore attraversa gli alberi e crea un gioco intricato di ombre che danza sulla mia pelle. L'aria sembra vibrare e la foresta si muove sospesa tra mille possibilità. Mi fermo ai margini della radura. L'erba luccica vicino alle mie scarpe incolore, come se fosse carica di tante goccioline d’acqua. In mezzo allo spiazzo c'è una scatola. Mi avvicino con passo incerto, il cuore mi batte forte in petto. Sembra un oggetto fuori dal tempo, posato lì, nel cuore della notte. Ambra me ne aveva parlato e non aveva trovato il coraggio di aprirla. Non so cosa ci sia dentro, ma il suo contenuto potrebbe cambiare le nostre vite. Mi avvicino, allungo la mano, quasi la sfioro… Sono sicuro di volerlo fare? All'interno di una scatola c’è sempre qualcosa e nessuno sa cosa finché non la si apre, anche niente sarebbe qualcosa. Poggio le dita sul coperchio di cartone. Un formicolio mi solletica i polpastrelli e un brivido freddo mi attraversa la schiena. Sì, devo farlo, devo aprirla! Sollevo un angolo. ‘Lino!’ Una voce familiare grida dietro di me. Il coperchio ricade a terra. Mi volto, è Ambra. ‘Lino, non aprirla, ti prego!’ Ha gli occhi sbarrati e le sopracciglia chiedono pietà. ‘Perché? Cosa sta succedendo?’ Lei tira su la mano e indica un punto lontano tra gli alberi. ‘Guarda là…’”

Emma alzò gli occhi su Albert.

Lui emise un fischio. “Beh, sì, sembra interessante…” Cosa cavolo conteneva quella scatola? Cosa!? “Beh, se vuoi puoi leggerne un altro pezzo.”

Lei chiuse il libro con un colpo. “È meglio di no o farò tardi. Puoi leggere la fine della storia da solo però: se mi passi lo charm, io ti do il libro.”

Ma sì, che gli importava dello charm e delle patatine? Poteva sempre ricomprarle, e poi gli avrebbero sporcato le dita, no? “Affare fatto!” Prese le patatine e gliele diede. “Tieni, ti regalo tutto il sacchetto.”

Emma allungò il libro verso di lui. “Addirittura?”

Albert corse a sedersi, fiondò la copertina di tela tra le gambe e sfogliò le pagine. “Corri, dimmi che pagina era!”

Lei aprì le patatine e ci infilò la mano. “Centotrentadue, mi sembra.”

Lui scorse fino a pagina centotrentadue. Le parole erano scritte con caratteri più grandi rispetto ai suoi testi di scienze: Il cappello della signorina Trunchbull, oscillava pericolosamente mentre con voce tonante metteva alla prova la pazienza di Bruce Bogtrotter. "Hai rubato la mia torta al cioccolato, non è vero, Bogtrotter?" gridava, le vene sulla fronte pulsanti di rabbia. Matilda, osservando da lontano, iniziava a sentire una strana sensazione, come se un formicolio le solleticasse le dita…

Albert tornò alla prima pagina. “Ma… ma…” In alto con caratteri spessi aggrovigliati al disegno di una pianta rampicante c’era scritto Matilda. “Ma qui c’è scritto Matilda, a che pagina è Lino Moon?”

Emma lanciò in aria lo charm ancora avvolto nella sua bustina viola e lo riprese al volo. “Lino Moon me lo sono inventato, però se leggi Matilda puoi scoprire come mi abbia insegnato a creare una storia così bella.” Aprì la bustina e fece cadere un oggetto sul palmo della mano. “Toh, guarda! L’elica del DNA, mi mancava!” La avvicinò al braccialetto e questa oscillò assieme agli altri ciondoli.

“DNA?” Oh, perché le aveva dato quelle patatine?

Lei portò lo charm sotto il naso. “Mmh, profuma di gomma alla fragola, quanto mi piace questo odore!” Fissò Albert con un sorriso compiaciuto. “Perché quella faccia?”

Eh, perché? Gli sarebbe piaciuto avere quell’affare a forma di DNA e poi il libro, cosa se ne faceva di quel libro?

Emma saltò nella cameretta e si avvicinò col pugno chiuso. “Dai, apri la mano.”

Albert aprì la sua e lei ci fece cadere lo charm. Aveva davvero la forma di una doppia elica, somigliava a una piccola scala a chiocciola. “Perché me lo ridai?”

“Perché ho imbrogliato. Matilda mi ha insegnato che bisogna usare le proprie capacità per sconfiggere le ingiustizie, non per rubare agli altri. Lo charm è tuo.” Gli sfilò il libro dalle mani. “Io mi riprendo questo, lo riporto in biblioteca.”

Albert trattenne il libro per un angolo. “No, aspetta. Ora sono curioso, cioè, voglio vedere chi è questa Matilda che ti ha insegnato a inventare storie.”

“In realtà non è stata solo lei, ma tuuuutti i libri che ho letto. Più leggi e più ti vengono in mente storie meravigliose. Non ne puoi fare a meno, capisci come far vivere i personaggi, come farli comportare, e tu sei loro, e… certo, certe volte scopri anche dei trucchetti disonesti, però alla fine impari a essere buono e a capire i sentimenti degli altri.”

Era interessante, magari poteva farsi venire in mente una storia che parlava di scienza per aiutare gli altri a imparare! “Sai che ti dico? Se me lo lasci, io ti do… ehm, ti presto il mio, così possiamo inventare una storia insieme che parla di scienze.”

Emma si avvicinò alla finestra. “Va bene, ora però devo scappare.” Saltò sul davanzale e si voltò a guardarlo. “Vado a vedere se è ancora aperta la biblioteca, ripasserò più tardi.”

“Io non ci sarò,” sbuffò, “devo andare a lezione, ma tu passa lo stesso, ti lascio il libro sul davanzale.”

Lei saltò giù e rifece capolino. “Ok, ciao… Lino.” Fece la linguaccia e fuggì via.

“Mi chiamo Albert!” Si avvicinò alla finestra. Lei era già oltre l’albero nel giardino del campus.

Che strana ragazzina. Però, se le sognatrici di storie erano tutte in quel modo, il mondo non andava poi così male.

“Emma…” Poggiò Quark, Quasar e Quantum sul davanzale.

Lei raggiunse l’edificio della facoltà di lettere, si voltò e agitò il braccio come una che stesse partendo per un lungo viaggio.

“Ciao... Matilda.” Albert dischiuse le dita. Lo charm era rimasto attaccato lì in mezzo: una piccola doppia elica sapientemente intagliata fatta di sfere e segmenti blu cobalto e verde smeraldo…

Sorrise. “Questo te lo sei meritato.”

Rovesciò la mano e il minuscolo tesoro di gomma e plastica all’aroma di fragola, precipitò sulla copertina di fil di cotone, traboccante di tinte, inchiostro e di tutta la conoscenza.


© 2026 Roberto C. Andreani ·
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