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La concentrazione dei bambini (con racconto)

di Roberto C. Andreani · Estate 2023
Riflessioni


Mi stupisce quanto il nostro mondo, da bambini, ruotasse attorno ai dettagli più minuscoli. Quei particolari che agli occhi degli adulti potrebbero sembrare insignificanti: il disegno della carta da parati, dove in un punto c’era un baffo fatto col pennarello (chi sarà stato?), l’angolo di casa preferito con quel mobile particolare, dove in fondo nascondevamo i nostri tesori o il graffio sul bracciolo consumato del divano di pelle. Elementi che esistevano per tutti, insignificanti per gli adulti, ma che per noi bambini rappresentavano un universo intero. Qualcosa che entrava nelle nostre teste, forse perché libere da preoccupazioni più grandi.

Un ricordo che mi è tornato in mente, riguarda il negozio di mio padre, che all’epoca era situato a Montalto di Castro. Lì, una specie di carta da parati che raffigurava un bosco autunnale era appiccicata alla parete di una delle due stanze. Serviva da sfondo per il set fotografico. Ricopriva l'intera area ed era composta da due larghe parti unite tra loro da un taglio nel punto dove combaciavano. Da piccolo ero solito gironzolare lì intorno e un giorno, infilai tra le due strisce di carta un piccolo giocattolo. Si trattava di un adesivo con il fondo soffice e spesso che raffigurava il volto di un pupazzetto con gli occhi che si muovevano quando veniva scosso. Il giochino mi scivolò dalle mani e rimase intrappolato. Nessuno se ne accorse mai e nonostante i miei tentativi non riuscii a liberarlo.

Provai per anni, spesso andavo lì, premevo la carta proprio sotto il pupazzetto e dal basso, quasi vicino al pavimento lo spingevo in su. L'oggetto si muoveva, risaliva per un po’ e poi cadeva di nuovo. Non riuscivo a tirarlo fuori, l’unico modo sarebbe stato strappare la carta!

Cosa state pensando? È questo che volete sentire, vero? Lo strappo, il recupero, e magari anche la punizione! Un epilogo ricco di tensione e trionfo, che darebbe alla storia un conflitto e una conclusione. E invece no, la verità è che dopo averci provato per tanto tempo, un giorno lasciammo il negozio e me ne dimenticai.

Solo recentemente mi è tornato in mente e mi sono chiesto che fine avesse fatto quel pupazzetto.

Immagino il momento in cui hanno ripulito quella parete…



La carta da parati
(racconto)


Paolo corse vicino a suo padre e gli si appoggiò alla gamba. Lui aveva gli occhi puntati sulla carta da parati che faceva sembrare la stanza un bosco. Cosa voleva fare? Gli piaceva quell’immagine.

Suo padre si grattò la barba sotto il mento. “Allora? Che facciamo, la strappiamo via?” Lo guardò dall’alto con occhi sottili e scintillanti.

Paolo si gettò verso il muro. “No papà, è bella, sembra di stare nel bosco!” Allargò le braccia.

Suo padre tirò in avanti la mascella e rimase così, con una smorfia. “Eh, lo so, ma qui ci va il banco del pesce. Se almeno fosse stato un lago…”

“Se fosse stato un lago non lo avrei voluto.” L’acqua era più spaventosa del bosco, anche se nel lago c’erano i pesci che piacevano tanto a suo padre.

Lui si avvicinò al muro e accarezzò le figure giganti degli alberi in autunno. “Perché no? Il lago è più adatto al pesce.”

“Perché a me piace il bosco.”

Suo padre roteò gli occhi e si incamminò verso la porta che affacciava sull’altra stanza. “Va bene, allora lasciamola.” Si fermò sulla soglia. “Ma quando ci saremo stancati la butteremo via.”

“Sììì!” Paolo fece un balzo avanti.

Qualcosa emise uno schiocco vicino al pavimento. Aveva strappato via un lembo?

La carta era al suo posto e sembrava liscia come sempre. Forse c'era un animale dentro il muro, a casa vecchia ogni tanto succedeva di sentir smuovere dietro la parete. Meglio non farlo sapere a papà o avrebbe buttato via tutto.

Il suono di un mobile che raschiava il pavimento giunse dall’altra stanza. Suo padre stava sistemando il frigo o come lo chiamava lui, l’abbattitore. Poteva dare una sbirciatina al muro senza farsi notare.

Appoggiò la fronte alla parete e la squadrò fino a terra. C’era un rigonfiamento proprio in basso, vicino al pavimento, poco lontano dalla giuntura che univa le strisce di carta. Ci poggiò sopra le dita e premette. Era morbido, ma non poteva essere un animale, sembrava più una specie di pulsante. Seguì verso l’alto la linea che separava le parti del disegno fino a un punto dove era scollata. La allargò e ci buttò l’occhio.

C’era qualcosa laggiù, un cosetto rotondo tutto colorato… con gli occhi, e la bocca! Era un giocattolo!

Tirò il lembo di carta, poggiò il palmo al muro e lo infilò dentro. Poteva raggiungerlo, ne era sicuro. La carta lucida si appiccicò alla pelle e fece pressione. Spinse più giù. Non vedeva dove stava andando, ma… eccolo! Quel gioco era lì che gli solleticava la punta delle dita. Se solo avesse potuto allungarsi ancora un po’!

Diede un colpetto in avanti e lo afferrò. Sìììì!

Il rumore di un enorme strappo si materializzò sopra la sua testa, la carta aveva ceduto e si stava curvando verso il basso. Un’onda di alberi si ripiegò sulla sua faccia e lo sommerse. Ora sembrava davvero di stare in un bosco.

“Paolo!” La voce severa di suo padre rimbombò al di fuori della cupola. Adesso lo avrebbe sgridato per aver rotto tutto. La carta si sollevò e lui lo guardò con le sopracciglia aggrottate. “Ma… non avevi detto che ti piaceva?”

Per fortuna non se l'era presa. “Beh, sì, ma… avevi ragione tu, è meglio il lago.”

Suo padre lo prese per mano e lo tirò fuori. “Bene.” Tornò alla porta e squadrò il disastro. “Più tardi la stacchiamo del tutto e domani chiamiamo Alberto, così la porta via.” Tirò in fuori il mento e fece la sua smorfia. “Sai che mi sa che era meglio prima?”

Paolo alzò le spalle.

Lui si voltò e uscì dalla stanza.

L’aveva scampata e ora aveva il suo giochino. Aprì la mano, in mezzo al palmo giaceva il viso piatto di un pupazzetto. Aveva due cupole trasparenti al posto degli occhi con dentro un dischetto nero. Lo scosse e gli occhi ondeggiarono.

Il retro era di un materiale morbido e gommoso tutto ingiallito. Lo portò al naso, odorava di muffa e polvere, forse stava lì da tanto tempo.

Lo mise in tasca e guardò la carta da parati. Gli alberi erano riversi come in una foresta abbattuta.

La foresta era stata distrutta e quel pupazzetto non valeva granché, ma aveva salvato un tesoro, forse il tesoro perduto di un bambino che fu prima di lui.


*** fine ***


Quel piccolo giocattolo è diventato un tesoro prezioso per Paolo, se l’avesse trovato suo padre l'avrebbe gettato via assieme a tutta la carta. Forse, da adulti dovremmo rispettare di più le piccole cose, anche se alcune volte non ne comprendiamo il valore, specialmente quelle piccole e inutili che ogni bambino nasconde gelosamente tra le mani.

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