Non ho avuto modo di postare aggiornamenti riguardo l'avventura del contest perché il progetto è stato impegnativo e ha assorbito tutta la mia attenzione, ma presto vi racconterò di più in un altro post.
In questo voglio parlarvi del mio racconto.
Per la raccolta avevo richiesto a tutti i partecipanti di scrivere una presentazione e alla fine questa cosa si è ritorta contro di me, costringendomi a scriverne una! (Scherzo, è stato un piacere, ne ho scritte addirittura tre: una per il racconto, una per la raccolta e una per presentare la sezione fuori concorso... leggetele!).
Vi riporto direttamente la presentazione pubblicata sulla raccolta, sicuramente cattura meglio i sentimenti del momento, quelli di quando ero ancora fresco di scrittura.
Questa breve storia è nata da un’idea che mi è balenata in testa leggendo Il mostro Recchan, una short story di Inio Asano che racconta di una ragazza con il volto da mostro che diventa l'idolo della scuola fino a quando la situazione degenera.
Durante la lettura mi è scattato un interruttore: cosa accadrebbe se la sincerità, invece di salvarci, diventasse una condanna inflitta da noi stessi? Siamo tutti mostri, anche quando la nostra faccia è gentile? Anche quando ci crediamo buoni? E riusciamo ad accettarlo?
Il racconto è ambientato in una scuola superiore giapponese e può essere considerato affine al romanzo che sto scrivendo, con cui condivide il tono e l’ambientazione, pur essendo il romanzo più forte e complesso (e realistico, senza accenni di… non posso fare spoiler!).
La storia cerca di esplorare le implicazioni a cui porta il contrasto che genera l’essere onesti, credere nella verità, e l'essere empatici, cercando di evitare di ferire chi ci sta accanto, in una società che pretende il massimo da ciascuno, ma poi non sa accettarne le fragilità.
Qui siamo in Giappone per un mio vezzo, ma il tema è universale, vale per chiunque si scontri con il cortocircuito etico che non permette di andare avanti senza tradire sé stessi o chi si ama. Se dovessi racchiudere il concetto in una frase, direi che tutti fingiamo per stare al mondo, ma chi non sa fingere, non può far altro che soccombere.
Sembra una cosa negativa, ma… non tutto è perduto!
Riguardo la scelta dell'ambientazione giapponese, credo sia doveroso spendere qualche parola per rispetto di chi legge e si affida alle mie descrizioni credendo nella loro autenticità, ma anche per rispetto verso il Giappone e i giapponesi stessi, che troppo spesso nei romanzi scritti da chi non è del posto, vengono trattati come semplice sfondo esotico.
Questa scelta nasce da qualcosa che molti potrebbero riconoscere come una passione, ma che io invece, chiamo affinità.
Quando ti accorgi che le cose in cui credi, come il rispetto, il sacrifico, l’impegno, puoi trovarle declinate nel loro esatto significato in un posto così lontano (anche se non è detto che nascano sempre da un sentimento sincero), allora è facile rimanerne affascinati e sentire un senso di appartenenza con quella visione del mondo, soprattutto se sei cresciuto in una società che ti ha insegnato quegli ideali e poi li ha traditi in quasi tutte le occasioni (non mi riferisco necessariamente alle persone, ma al sistema).
Quindi, se amate le storie di ambientazione scolastica e il Giappone, restate sintonizzati in attesa della pubblicazione del romanzo, ma non aspettatevi una lettura leggera, il cammino sarà duro, vero come lo è la vita, ma pieno di rispetto, devozione e di quella forza che ogni giorno ci spinge a mettercela tutta.
Per questo racconto ringrazio la mia compagna Silvia Pugliesi, che è stata anche lettrice alfa e mi ha aiutato a trasformarlo in qualcosa di concreto, e Ailan, unica beta lettrice, che mi ha fatto vedere alcune cose da una prospettiva che non avevo considerato.
Ringrazio poi le mie amiche giapponesi, che non ho mai visto e conosciuto dal vivo, ma con le quali sono in contatto epistolare (ricordate i vecchi penfriends?). Mi hanno aiutato a comprendere non solo la loro cultura, ma anche il punto di vista di un popolo così diverso dal nostro. Grazie quindi a Tamaki, studentessa del terzo anno delle superiori, e a Yuko, giapponese di origini, emigrata negli Stati Uniti da ormai tanti anni, che si ricorda di scrivermi anche quando sparisco per tanto tempo!
E un grazie anche a voi lettori, per qualsiasi cosa mi trovate qui: www.robertoandreani.it, Instagram: @robertocandreani, Threads: @robertocandreani.
A presto.
Ps: se volete leggere il racconto e quelli degli altri autori, potete scaricarli gratuitamente dal sito di Librati con Alice.